StefyLandia: una breve storia…


StefyLandia: una breve storia …


“StefyLandia” può essere definita, in sintesi, l’essenza di un’espressione culturale di “empowerment familiare”, finalizzata alla realizzazione di un luogo inclusivo che contribuisce al benessere di tutta la Comunità.

Viene infatti inizialmente promossa prendendo spunto dal percorso di vita che da alcuni anni Liliana Foffa sta compiendo, con e per, suo figlio Stefano Crescini – nato prematuro nel 1985 e dolce ispiratore della Fondazione e del nome “StefyLandia” – per poi trovare ampliamento dalla condivisione con altre famiglie di persone con vulnerabilità differenti che, in prospettiva dell’emotivo e delicato passaggio del distacco dalla sicurezza degli affetti familiari, con comprensibile angoscia e preoccupazione si interrogano sulla necessità di voler programmare, costruire e sperimentare già nel “Durante Noi”, un rassicurante e amorevole “Dopo di Noi”.

Con la consapevolezza di poter produrre importanti cambiamenti in un cammino di un processo innovativo e supportati anche dal crescente interesse della collettività per comprendere e rispettare i bisogni e le aspettative esistenziali delle persone fragili, dall’anno 2012 il “Progetto StefyLandia” è stato così divulgato mediante prestigiosi eventi medico-scientifico-culturali, liberamente aperti al pubblico e con la partecipazione di numerosi autorevoli relatori al fine di confrontarsi sulle tematiche della disabilità, ma anche per condividere liete pause di intrattenimento con divertenti e coinvolgenti momenti di arte e spettacolo, nonchè tramite la suggestiva rappresentazione teatrale – itinerante – sulla storia di vita di Stefano Crescini, recitata da due attori amatoriali e proposta sottoforma di fotoracconto in parole, musica, arti olistiche e danze d’Oriente, intitolato “Io sono Stefano e questa è la mia storia”.

Il tutto a dimostrazione che per la Fondazione è essenziale trasmettere ed infondere nelle persone anche un messaggio di gioia ed entusiasmo per poter, insieme, guardare al futuro con fiducia e con un atteggiamento interiore positivo e costruttivo.

La “Fondazione di Partecipazione StefyLandia Onlus”, che si avvale dell’apporto consulenziale di esperti professionisti particolarmente competenti e qualificati, viene poi giuridicamente costituita in data 20 aprile 2015 (preceduta, in data 08 ottobre 2013, dalla formalizzazione di un apposito Comitato Promotore), sempre per volontà della stessa mamma di Stefano Crescini ed altri suoi familiari, unitamente al dott. Sergio Luca Monchieri di Vestone e ad altre famiglie e singole persone salodiane e di paesi limitrofi.

Inoltre, in prospettiva di consolidare una collaborativa rete relazionale tra significative realtà, e non solo territoriali, già in sede di Atto Costitutivo la Fondazione ha desiderato riconoscere il titolo onorifico di Membro Onorario ad alcune importanti Organizzazioni del centro nord Italia che si sono da tempo particolarmente distinte nel settore dell’assistenza alla disabilità, vulnerabilità o fragilità e che condividono la filosofia, lo spirito e i valori intrinsechi della Fondazione stessa, nonchè a un benefattore salodiano.

In ogni momento i Fondatori Promotori individuano persone fisiche e giuridiche alle quali conferire l’onorificenza di Membro Onorario o Membro Onorario Benefattore della Fondazione.

La Fondazione di Partecipazione StefyLandia Onlus si propone pertanto di rappresentare un rassicurante riferimento per l’intera Comunità, intendendo rivolgere le sue attività ai bisogni emergenti dalle diverse vulnerabilità e all’accompagnamento alla vita indipendente delle persone con disabilità o in condizioni di fragilità, al fine di salvaguardarne gli aspetti qualitativi, nel rispetto dei bisogni, delle esigenze, delle necessità, delle abitudini, delle aspirazioni e dei desideri di tali persone, per poterne tutelare e garantire nel tempo una inclusiva e soddisfacente vita di qualità.

I genitori, in particolare, devono trovare il coraggio di donare ai propri figli speciali “le ali per volare da soli”, stando certamente sempre loro accanto ma, a volte, solo da lontano, affinchè essi, in serenità, armonia e leggerezza, possano raggiungere un equilibrio di benessere psico-fisico-affettivo-emozionale-relazionale ed, esprimendo “sè stessi”, riescano a rincorrere i “propri sogni” per appagare l’innato bisogno di ricerca della “propria felicità”, il tutto anche in un senso compiuto di vita adulta.

Ed agli operatori, nel loro supporto multidisciplinare, si chiede di possedere non solo specifiche competenze professionali, ma (lasciando spazio anche all’immaginazione, all’imprevedibilità, alla fantasia, alla curiosità) anche sensibili doti umane e una flessibile disponibilità a reinventarsi nel proprio ruolo formativo, educativo e del prendersi cura, sapendo alternare cuore, ragione e sentimento, costantemente dediti all’ascolto dell’altro (non solo delle parole, ma anche dei silenzi), all’interpretazione dei comportamenti e dei bisogni (anche non espressamente manifestati) e della comunicazione (anche non verbale) di emozioni nella quale gli occhi non vedono ma guardano.


Stefano                   1 agosto 2013


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